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Credo

 

E’ buffo quando si dice, il sabato sera “Ci vediamo domattina in carcere”.

Oppure quando raccontiamo, mio marito ed io, che ci siamo conosciuti in carcere.

A volte la gente non ci crede, a volte ci scherza (“Una di queste volte ti tengono dentro!”), a volte non capisce. Ma il nostro gruppo fa un servizio molto semplice: la domenica mattina, e alle principali feste, andiamo a messa con i ragazzi e le ragazze detenuti, ci portiamo dietro una chitarra, e animiamo la Messa cantando, leggendo le letture se serve… insomma, partecipiamo con loro.   

Una cosa semplice, semplicissima, ma che ti apre la mente, e il cuore.

Perché non ci pensi, prima, che magari “dentro” ci sono dei disgraziati, nel vero senso della parola, gente che in fondo non è cattiva, e che, se solo quella volta non avesse reagito così, o se avesse avuto una famiglia diversa… 

Ma anche che c’è gente che ne approfitta, usa bene il tempo “di pausa” che passa lì per pensare, fare scelte (come quella di farsi battezzare, o ricevere il sacramento della Cresima, o pensare che ha un figlio piccolo a casa, e deve darsi una regolata).

Certo, se sono lì non sono solo dei santarelli sfortunati, ma magari scambiare qualche parola con loro può aiutarci a capire le diversità, e non rappresentare un pericolo mortale.    

E poi vediamo quanto sono contenti di vederci, la domenica, e quando a settembre torniamo, dopo la pausa di agosto – nostro mese di “ferie” – ci chiedono come va, cos’abbiamo fatto di bello. Ancora, ti allarga il cuore quando con la gioia negli occhi qualcuno ci dice: “Domani esco, torno a casa”, specialmente se non è italiano, ed uscire per lui significa tornare nel suo paese dopo tanto tempo.   

  Dopo qualche anno di servizio trovo che ho ricevuto moltissimo e che le persone che partecipano alla Messa nella piccola cappella del carcere riescano ad essere molto autentiche, anche se a celebrare è il Vescovo: non ci sono molte maschere da portare, quando si è privi della libertà, si torna come bambini, il che, davanti a Dio, è un gran bene.

  Per cui mi rende felice dire che alla Messa di Natale ho partecipato in carcere: è stato un privilegio, come lo è il dire, talvolta, che nonostante io sia cresciuta in una parrocchia, e poi mi sia trasferita in un’altra, la mia attuale parrocchia… è il carcere.

Sara C.

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